13/03/2011

Evoluzione dell'immagine

Far East Film: 
Evoluzione dell'immagine del cinema orientale in occidente



Questi tre giorni passati a Udine a condividere le due passioni che mi legano agli organizzatori del FEF, ossia l'oriente e il cinema, sono stati molto interessanti e gradevoli.

Come diceva Fabrizio nel suo precedente articolo, si respirava energia positiva, voglia di scoprire e di condividere, dinamismo e spontaneità. Uno spirito giovane e fortunatamente semplice e non " fashion" …un'atmosfera "alternativa" al punto giusto.

I film che ho potuto vedere, cinque (2 cinesi di Hong Kong:
Infernal Affairs 1e Frugal Game; 2 Cinesi continentali: Gone is the one who held my dearest in the world e Life Show; 1 giapponese Turn), sono un po' pochi per farmi un'idea sull'evoluzione del cinema orientale di oggi ma ci sono spunti interessanti che mi hanno dato modo di riflettere. 

Questi film sono stati piacevoli e interessanti da vedere, alcuni più originali come Frugal game, altri più noiosi come quello cinese la cui lunghezza del nome va di pari merito con il ritmo del film (Gone is the one who held my dearest in the world).

C'è però, a mio umile parere, poca novità in quello che ho potuto vedere, in realtà sembra che sia stato assegnato ad ogni paese uno stile che lo contraddistingue all'estero: la commedia, il film d'azione per HK; il melo dramma per la Cina, la poesia tra realtà e fantasia per il Giappone. 

Come dicevo prima il numero limitato di film che ho visto è ovviamente un elemento importante da considerare. Però mi sembra che l'espressione cinematografica di ognuno dei paesi venga categorizzata in uno stile ben definito: il Giappone viene cosi associato al futuro, alla fantascienza, ad uno stile adulto-infantile (manga), al costante riferimento simbolico, ad un tono che varia tra poesia e violenza; il cinema di Hong Kong si avvale di un realismo moderno espresso tra auto ironia, azione, spontaneità e leggerezza; ed il cinema cinese (quello che tengo più a cuore visto le mie forti relazioni con questo grande paese) viene associato a ritmi lunghi (come quelli taiwanesi ma meno "intellettualmente simbolici"), a tematiche che vivono tra presente e passato (mai il futuro), ad un tono lento, pesante assente di spontaneità e di leggerezza.

Ovviamente questi "cliché" non rispecchiano l'evoluzione reale dello stile cinematografico di ognuno di questi paesi che è sicuramente più ricco, ma sembra che arrivino da noi molte opere cinematografiche che corrispondono all'idea che ci vogliamo fare o che ci viene proposta in modo stigmatizzato dello stile espressivo di ognuno di questi paesi.

Per esempio, i due film cinesi che ho visto al festival restano poco innovativi e soprattutto poco espressivi della creatività e dell'originalità di cui sono capaci registi cinesi sicuramente meno noti e riconosciuti all'estero di quelli che vengono presentati ai vari premi internazionali, ma forse più umili e creativi, mi viene per esempio in mente un film di cui ricordo (sfortunatamente) solo il nome,"xiao wu pickpocket" (un film cinese che ho visto a Parigi, girato con tempi reali sulla gioventù di Pechino) che forse non è sfortunatamente neanche arrivato in Italia

Per quanto riguarda i film visti al festival, Life show, è sicuramente più nuovo e coinvolgente di "Gone is the one who held my dearest in the world" (ma si può dare un titolo inglese cosi lungo?!!!!), resta però molto legato ad un tono triste ed eccessivamente melodrammatico; e ad un estetismo che cerca di ricordare l'autorevole ed unico In The Mood For Love di Wong Kar Wai senza però veramente riuscirci in modo originale.
Racconta la vita di una donna mostrandone le varie sfaccettature, dimensioni diverse della sua realtà e della sua condizione di donna. Tutto questo resta però molto superficiale ed è molto difficile affezionarsi al personaggio (almeno io non ci sono riuscita), sicuramente non a causa della recitazione della bravissima ed espressiva Tao Hong, ma piuttosto a causa del tono anche qui eccessivamente drammatico che rendono certe situazioni poco reali (questa povera Lai Shuangyang (Tao Hong) accumula tutte le disgrazie di questa terra: lavora tante ore al giorno, non è sposata né a figli allora che né avrebbe voluto, si innamora di un uomo che cerca solo un'avventura, ha un fratello in prigione per droga, ha un'amica che tenta di suicidarsi e che poi finirà sposata con un invalido mentale,….!!!) ed eccessivamente drammatiche…insomma un melting pot di disgrazie!


Il secondo film, "Gone is the one who held my dearest in the world", è eccessivamente lungo e lento, con un ritmo difficilmente sostenibile (…c'è chi vicino a me sbuffava, senza aver il coraggio di alzarsi); il tipico film che viene a rivendicare la reputazione del cinema cinese come "lento e noioso " (sentito in uno dei vari momenti di pausa al bar del festival…).
Benché questo film non abbia niente né di moderno né di innovativo, devo però ammettere che ha spunti interessanti, forse solo per un pubblico femminile adulto. In effetti tratta della relazione tumultuosa ed emotivamente violenta tra una figlia e la propria madre malata e in fin di vita. La tematica è interessante (per un pubblico femminile ripeto), l'argomento ricorda sicuramente conflitti dolorosi e tensioni vissuti in momenti difficili da molte di noi. Il film ci permette di "rivederci"(noi donne), di riflettere su questa relazione (tra madre e figlia) unica e universale anche in contesti culturali cosi diversi.
Il tono, la regia, la struttura della trama (si tratta di una storia vera) rovinano però lo spunto interessante. L'impatto resta legato ad una percezione di violenza che mette sicuramente a disagio (chi per noia, chi per identificazione).

Spero che gli altri film cinesi proposti dal festival e che non ho potuto vedere riescano a dare un'altra sfaccettatura del cinema cinese di oggi, mostrandone la creatività e l'orgininalità che merita e di cui ci ha già dato prova.

Per quanto riguarda gli altri film visti, mi sono molto piaciuti, anche se per motivi molto diversi, Frugal Game (Hong Kong di Derek Chiu) e Turn (Giappone, di Hirayama Hideyuki).
Frugal game è una commedia divertente che tratta di un gioco televisivo che mette alla prova due famiglie di disoccupati sfidandole sulla loro attitudine al risparmio. 
Lo spunto è interessante e nuovo, e i personaggi interpretati interessanti per le loro diverse personalità, divertenti e realiste, e alle quali ci si affeziona e ci si identifica.
Come spettatore, si prende facilmente parte al gioco proposto ai personaggi. 
La commedia, sul tono della leggerezza, riesce a illustrare realtà moderne della vita ad Hong Kong (la disoccupazione, il costo della vita, l'impatto della società di consumo e l'importanza quasi vitale dello shopping soprattutto per le donne, la necessità di lavorare intensamente per sopravvivere,…). Sullo stesso tono disinvolto affronta dimensioni sociali profonde legate alla cultura locale: l'importanza del legame famigliare, l'impegno nel lavoro, il rispetto e l'aiuto reciproco tra generazioni,… Una commedia gradevole, divertente che propone qualche spunto di riflessione.
Il secondo film di cui parlavo è Giapponese(Turn). È un film poetico che alterna realtà e finzione e diverse dimensioni temporali e spaziali.
Il film è un po' difficile da raccontare, in breve, tratta di una ragazza che al seguito di un incidente rimane in coma, riesce però a restare in contatto con il mondo reale comunicando con un ragazzo, nasce cosi tra i due una relazione di intimità un po' speciale.
Nel tono, il film ricorda la poesia di un altro film giapponese "l'acqua che scorre sotto al ponte rosso "( non penso sia esattamente questo il titolo, ma chi lo ha visto lo riconoscerà sicuramente), anche qui si alternano finzione e realtà, con il ricorso a metafore ed allegorie simboliche.
Benché l'idea non sia delle più nuove, i personaggi sono avvincenti e ci si affeziona a loro facilmente; è interessante anche la relazione che li lega, un amore basato sulla fiducia, la protezione e anche un pizzico di gelosia.
Un'atmosfera serena, come quella di una favola moderna….dopo tutto un pò di dolcezza non fa mai male soprattutto quando è forte ed espressiva.

Per concludere, vorrei soprattutto felicitarmi con gli organizzatori del festival che in ogni modo contribuisce ad un ravvicinamento tra occidente ed oriente e ringraziare chi mi ha dato l'opportunità di partecipare a questo evento.
Per quanto mi riguarda l'appuntamento è già stato preso per l'anno prossimo, con un soggiorno sicuramente più lungo per potermi godere ancora di più la mia dose di cinema asiatico.


Isabelle Martinelli


Ineffabile perfezione

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Donne Giapponesi:
tra tradizione e modernità,
tra dovere e trasgressione


(1a parte. Le ragazze : trà ingenuità e trasgressione)

Nell'articolo pubblicato il mese scorso, ho cercato in modo molto semplice di farvi prendere coscienza di qualche specificità culturale ed identificativa dei popoli dei tre paesi asiatici economicamente più avanzati, il Giappone, la Corea e Taiwan.

In questo articolo mi concentrerò sul Giappone e in particolar modo sulla donna giapponese di oggi, la sua evoluzione, i suoi stili di vita , il rapporto con la sua femminilità e col suo status sia sociale che famigliare.

Si dice spesso che l'evoluzione dello status della donna , del suo stile di vita, riflettono l'evoluzione della società in cui vive, penso che l'esempio del Giappone confermi questa asserzione.

Queste riflessioni sono il frutto non solo dei miei viaggi in Giappone, ma soprattutto delle lunghe interviste e delle profonde osservazioni di donne giapponesi di tutte le età che ho potuto realizzare nell'ambito del mio lavoro di ricercatrice marketing.

Ho pensato che sarebbe interessante descrivere ed analizzare la donna giapponese di oggi, in modo cronologico, descrivendo per ogni fascia di età le tipologie di persone incontrate, le loro specificità, per capire cosi l'evoluzione e il rapporto tra generazioni nella società attuale.

Le ragazze : tra ingenuità e trasgressione

Come succede da noi in occidente, anche in Giappone questa fascia di età tra i 16 e i 25 anni è quella in cui la ragazza, la giovane donna, costruisce la sua personalità e definisce la sua identità. La particolarità della società giapponese è che l'individuo si definisce in rapporto al gruppo, il/i proprio/i gruppo/i di appartenenza; vere e proprie sub culture con riti e simboli specifici, riferimenti musicali, vestiari, idoli...

Queste sub culture sono evidenti ad occhio nudo, basta passeggiare tra le strade affollate di Haraju-ku e Shinju-ku per osservare giovani donne dal look particolare e molto curato, come un vero e proprio travestimento. Basta poi intervistarle, accompagnarle nei negozi che frequentano, per rendersi facilmente conto che non è solo un'immagine esterna, è anche un modo di essere, un modo di pensare, di relazionarsi al mondo e agli altri all'interno e all'esterno del proprio "clan".

Si possono vedere ragazze bionde, con gli occhi tondi (quelle che hanno fatto ricorso alla chirurgia estetica), le lenti a contatto blu, vestite con jeans, cappelli da cowboy , frange stile cowboy o anni 70, le nostalgiche degli anni hippies. Si incontrano anche gruppi di scolarette, in divisa, gonna blu, camicia bianca e calzettoni lunghi e lenti che cadono giù dai polpacci Altri incontri, altri look: ragazze vestite tutte di nero super attillate e molto truccate con catene e sigarette, che ascoltano musiche punk...

Le vie di alcuni quartieri di Tokyo possono tal volta sembrare stradoni carnevaleschi... tra varietà di colori di stili, di identità, e nuove espressioni della creatività giapponese e della ricerca quasi ossessiva delle perfezione.

Ma torniamo alle nostre giovani ragazze ed esplicitiamo alcune tipologie facili da osservare: 

Le " Bambine per bene"

Sono ragazze che hanno un modo di relazionarsi agli altri molto infantile, sia con i propri genitori, che a scuola o con gli altri. L'emancipazione non sembra essere una loro aspirazione e sembrano sottomettersi senza troppi problemi sia al potere famigliare che a quello scolastico.
Sono ragazze discrete, non vogliono farsi notare, e agiscono coerentemente con quello che gli adulti e le strutture sociali si aspettano. Il mondo dell'infanzia può essere per loro un universo nel quale trovano protezione e sicurezza, spesso hanno così un legame molto stretto con la madre.

Le ragazze "Kawai"

Questa tipologia raggruppa ragazze già più emancipate del gruppo precedente , esprimono una personalità più femminile, più matura. Sono ragazze molto curate, scelgono con cura ogni piccolo particolare del loro look: paillette negli ombretti, mollette e mollettine di ogni tipo, gadget e oggettini.

In modo generale, il concetto del kawai molto citato quando si parla di cultura giovanile giapponese si definisce come: piccolo, carino, ludico, divertente (uno dei simboli arrivato anche da noi è Hello Kitty).

Le Provocatrici stravaganti

Questo tipo di ragazze possono essere definite come delle professioniste della provocazione. Come sempre in Giappone si cerca la perfezione e, anche nella costruzione della propria immagine, queste ragazze lavorano con cura su ogni dettaglio (il colore dei capelli, i vestiti, gli accessori...) per ottenere un look sorprendentemente e perfettamente stravagante. Nel modo di comportarsi e di presentarsi, le Provocatrici sfidano i tabù della società giapponese tradizionale, sono poco riservate, soprattutto con i ragazzi, gli piace farsi notare, usano piercing, look anni 70, pelle molto abbronzata.


Tutte queste ragazze, come abbiamo visto hanno degli stili di vita molto diversi ma ovviamente vivono nella stessa società provengono dalla stessa cultura e reagiscono, benché in modo molto diverso, ad una realtà storica e tradizionale comune.

La loro vita ha varie sfaccettature legate a vari momenti e anche vari modi di essere , vediamone alcuni:

La scuola : tra infantilizzazione ed emancipazione

La scuola impone ai ragazzi un ritmo molto severo, il sistema è basato su una forte competizione tra gli allievi. I ragazzi sono così molto stressati ed incitati a raggiungere certi obiettivi. Il risultato di questo sistema molto rigido e severo è che spesso infantilizza il giovane ponendolo in una situazione di inferiorità rispetto all'adulto e alla struttura educativa e sociale nella quale cresce.

D'altra parte, la scuola è anche il luogo dove si incontrano altri ragazze/i, dove nasce un dialogo tra coetanee e dove si mettono in discussioni le regole sociali e la struttura famigliare.
La scuola è molto importante nella vita di una giovane ragazza per il semplice fatto che gli dedica gran parte del suo tempo, ed è in quel luogo che definirà così il suo stile, la sua personalità , la sua immagine... sottomissione o ribellione?

Il tempo libero: il piacere di ritrovarsi e di rilassarsi tra amiche

Alle Giapponesi, tra l'altro non solo alle ragazze ma anche alle donne, piace molto uscire tra di loro senza uomini. In quei momenti si rilassano, scherzano, esprimono i loro sentimenti, le loro aspirazioni, la loro spontaneità. E' un momento di puro piacere dove esprimono anche i lati più nascosti della loro personalità.
In quei momenti così tipicamente "femminili" si crea una vera coesione nel gruppo di amiche che diventa una struttura di riferimento in grado di definire l'identità della giovane donna.

La famiglia : serenità e tradizione

In famiglia, in casa, si ritrovano strutture sociali tradizionali con una forte autorità paterna ed un ruolo legato alla cura del focolare associato alla figura materna. La ragazza si appropria del suo statuto di figlia e si sottomette ai riti e alle regole acquisite e vissute in quel universo.
Anche la famiglia è un gruppo di appartenenza per la giovane donna, ma è spesso un gruppo in cui essa non esprime sua vera personalità come quando è con le amiche.
La casa è per lei un luogo di riposo dove il ruolo che le viene assegnato è quello della "figlia"; è anche il luogo dove si tramandano le tradizioni.


Il lavoro dopo scuola/università : maturità ed indipendenza

Quando si gira per i bar giapponesi di pomeriggio ci si rende conto che spesso a servire sono giovani studenti. Ovviamente la prima cosa che ci si chiede è come fanno con tutto il lavoro che hanno nei loro studi a trovare il tempo per guadagnarsi anche da vivere?
Il lavoro è per loro un momento molto importante, è il simbolo della loro maturità e della loro indipendenza.
Oltre alla libertà economica di poter comprare quello che vogliono (dalla nuova crema di cura per il viso, al nuovo prodotto di make-up, alla nuova borsetta Vuitton nel recentissimo negozio di Omote sando), l'esperienza lavorativa permette alla giapponese di sentirsi adulta e responsabile, un riconoscimento che come abbiamo visto, certo non le viene riconosciuto dal sistema scolastico.
E' dunque un momento importante che giudica degno di sacrifici, è un passaggio importante alla maturità adulta.

Il fidanzato : una relazione importante più conformista che provocatrice

Ascoltando le ragazze giapponesi si resta sorpresi del modo naturale con cui parlano del loro ragazzo, nessun sentimento di vergogna o di disagio. Che siano "Brave Bambine", "Provocatrici Stravaganti" o "Kawai" la grande maggioranza delle ragazze giapponesi hanno un fidanzato.
Stranamente la relazione col sesso opposto non è espressa in termini di rottura, di provocazione, ma bensì in termini di conformismo. La struttura famigliare è molto importante in Giappone, è a questo proposito un paese molto marcato dal confucianesimo. Il ruolo della donna si definisce nelle sue responsabilità nei confronti dei propri parenti , dei sui figli (in particolar modo) e di suo marito. E' per questo importante avere anche molto presto un fidanzato, un compagno che potrebbe poi diventare un marito. Anche le ragazze le più stravaganti esprimono una certa serenità, appagamento e una qualche sottomissione quando parlano del loro fidanzato (...ufficiale!!!).
Già da molto giovani definiscono il modo in cui si relazioneranno al proprio marito e come decideranno di vivere il loro status di moglie/madre.

Come abbiamo visto, la ragazza giapponese è esposta a vari ambienti nei quali si adatta in modo diverso appropriandosi dei ruoli che le sono stati predefiniti o lasciandosi andare ed esprimendo la sua personalità, le sue aspirazioni. Questa fascia di età è particolarmente interessante perché è quella in cui si definisce l'identità della ragazza , il rapporto con la propria femminilità e lo status che poi deciderà di assumere in società.

Nel prossimo numero ci dedicheremo all'età adulta e poi a quella più matura. Altre due fasce di età interessanti nel contesto attuale nel quale i cambiamenti sono molteplici, se ci confrontiamo con la generazione precedente, nel ruolo della donna nella società (sul lavoro, nel relazionarsi al marito e ai figli), che definisce poi altre tipologie di donne, altri comportamenti, altri modi di relazionarsi agli altri.

Isabelle Martinelli

11:52 Scritto da: piero_sampiero in Cultura | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

Asia

Cinesi, Giapponesi, Coreani... in comune solo occhi a mandorla, capelli neri e bastoncini!

Quando si parla di Asia si tende ancora molto spesso a confondere Cinesi, Giapponesi, Coreani,.... assumiamo così molto rapidamente che questi popoli debbano condividere le stesse radici,avvalersi della stessa cultura, basandoci su tratti fisici, quali capelli scuri e occhi a mandorla, e sonorità a noi poco famigliari.

La superficialità di questo tipo di asserzione sembra tanto più ovvia quando si pensa alla diversità di questi popoli: nelle loro radici, nella loro educazione, nella loro cultura, nelle loro abitudini, nella loro religione, e persino nella loro scrittura...
Prendiamo qualche esempio.

Il rapporto al gruppo: tra necessità e comodità

Ognuno di questi paesi ha una storia propria che ha portato il suo popolo a vivere esperienze uniche e dunque ad assumere sistemi attitudinali e comportamentali ad ognuno diversi.
Prendiamo il più grande di questi tre paesi la Cina. Quando pensiamo alla Cina vengono spontaneamente associate le nozioni di calma, armonia, pratiche discendenti da quelle che noi comunemente chiamiamo filosofie orientali (tanto alla moda al giorno di oggi) quali l'agopuntura o il tai ji quan, un'impressione di ubbidienza e di uniformità di un popolo numeroso ma unito.
Chi è già stato in Cina può facilmente dissociare le nozioni di calma e di serenità dallo stile di vita attuale dei giovani di Shanghai o di Pechino. Ma andiamo oltre... La Cina di oggi è sì marcata da una forte tradizione confuciana: l'importanza data all'unità famigliare, al rispetto delle proprie origini, al proprio clan o il valore dato al successo nello studio fin da piccoli; ma fare riferimento unicamente ad un passato così remoto vuol dire anche fare astrazione da momenti fondamentali della storia più recente di questo paese. Una visione forse meno romantica, meno filosoficamente sempre accettabile quella dell'impronta del comunismo sulla civiltà cinese di oggi, ma un impatto di peso che ci aiuta a capire certe particolarità ed atteggiamenti di questo popolo.
L'unità del popolo cinese, l'abitudine a non essere mai soli, l'assenza concettuale della nozione di privacy sono tutti elementi che sono stati accentuati dalla Rivoluzione Culturale oltre alla realtà demografica critica di questo paese.
Al Cinese piace stare in compagnia, condividere impressioni con altri suoi coetanei e lo si vede spesso in gruppo confondendolo così con un turista giapponese. 
In realtà, anche nel suo paese, pochi sono i momenti della sua vita nei quali si trova completamente solo. Per un giovane cinese viaggiare da solo, per conto proprio non è simbolo di indipendenza o di libertà come può esserlo per un suo omonimo Giapponese a caccia di nuove esperienze. E' una situazione nella quale non si sente pienamente a suo agio, preferirà allora sia viaggiare con amici, sia ritrovare sul posto amici/parenti lontani e la convivialità a cui è abituato. 

La cultura giapponese come quella coreana sono più basate sull'individualità e l'autonomia.
Certo si vedono tanti gruppi di Giapponesi (e di Coreani) dalle nostre parti, un modo di viaggiare preferito dai ceti sociali medi e dai più anziani. Ma il rapporto al gruppo è diverso.
Il Giapponese viaggia in gruppo perché è la soluzione più comoda per lui, una soluzione che gli consentirà di vedere il maggior numero di posti in un tempo ristretto, una soluzione molto più difficile e più cara nel viaggio individuale. Non ci scordiamo che spesso i viaggi dei nostri amici giapponesi sono incentives organizzati dalla ditta (dell'uomo) per premiarlo del suo lavoro.


Per cui quando vedete Cinesi e Giapponesi in gruppo per la vostra città ditevi che dietro quel gruppo, quel modo di spostarsi sempre accompagnati non c'è la stessa spiegazione. E' un'abitudine, una necessità che nasce da origine diverse, c'è chi ha sempre bisognoi di condividere, di sentirsi in compagnia e chi invece approfitta del gruppo per comodità.


Tre donne: tratti fisici per noi simili, ma dietro l'espressione di tre figure sociali completamente diverse


Tre paesi, tre culture, tre situazioni completamente diverse.

Cominciamo con la Cina, la situazione femminile ha conosciuto grandi cambiamenti con l'avvento della Rivoluzione Culturale. La dottrina comunista presuppone una totale uguaglianza in tutto anche tra i sessi: parità nel lavoro, parità nei ruoli, parità nelle responsabilità.
E' nell'ambito del lavoro che la parità tra uomo e donna in Cina è più interessante. E' una parità che si esprime sia in termini di tempo che in termini di reddito e di possibilità ad accedere a livelli di responsabilità. Il matrimonio e l'arrivo del figlio (unico, a causa delle politiche demografiche da anni in vigore) non le porta grandi cambiamenti nel suo stile di vita. La sua educazione viene lasciata ai nonni, i genitori si dedicano al loro lavoro e ad aumentare il reddito della famiglia per soddisfare tutte le loro volontà e i capricci del proprio « Piccolo Imperatore ».
La donna cinese è dunque finanziariamente responsabile a parità dell'uomo della propria famiglia. Ha poco tempo libero e trova rifugio nello shopping per soddisfare istantaneamente le proprie voglie, offrirsi quello che a suo tempo sua madre si sognava di poter avere ed approfittare della propria indipendenza economica.



In Giappone la donna ha, come in Cina, accesso alla stessa formazione accademica dell'uomo, ma benché la società giapponese attuale non è più quella degli anni '80, l'educazione dei figli e la gestione del focolare resta, per la grande maggioranza, responsabilità unicamente femminile. Le giovani donne provano a continuare a lavorare anche dopo il parto ma il sistema organizzativo rende molto difficile la custodia dei bambini in infrastrutture predisposte. Il sistema abitualmente adottato ancora oggi è la separazione completa dei ruoli e dei mondi: il mondo dell'azienda per l'uomo; la casa, i figli e il tempo libero per la donna.
Benché il sistema giapponese degli anni 2000 sembra essere molto meno alienante di quello dei famosi anni '80, resta sempre il problema della responsabilità dell'educazione dei figli. La giovane giapponese tende cosi a fare (pochi) figli il più tardi possibile e ad organizzarsi per portar avanti un lavoro che le consenta una certa flessibilità nell'organizzazione delle sue giornate.
Il ruolo dei nonni nell'educazione dei propri figli non è essenziale come lo è in Cina, la madre resta fondamentalmente in carica di questo ruolo. Il tempo libero assume per lei motivo di svago e di divertimento a cui accede al momento in cui i figli varcano la soglia. Si dedica allora ad un gran numero di attività, quali sport, visite, e....viaggi organizzati con le sue amiche dalle nostri parti.
La donna giapponese di oggi è dunque divisa tra le sue responsabilità famigliari, la voglia di divertirsi (cosa che non è mai riuscita a fare sua madre) ed un certo coinvolgimento lavorativo.

In Corea la situazione è ancora diversa dai due esempi precedenti. Sembra ancora oggi difficile parlare di parità tra uomo e donna, ognuno con ruoli molto distinti e ben definiti nella società.
Uomo e donna vivono in mondi contingenti dall'università, al primo impiego fino al momento del matrimonio. Poi arriva il primo figlio, e con esso una svolta completa nello stile di vita della donna. Smette di lavorare e si dedica completamente all'educazione dei bambini trovando rifugio solo in piaceri immediati « tipicamente femminili » quali shopping e la cura della propria immagine.
Si capisce allora perché la donna coreana di oggi cerca di ritardare il più possibile il momento del parto che la porterà ad assumere una svolta decisiva nella propria funzione sociale.

Tutto questo per dire, che dietro quei capelli neri e quegli occhi a mandorla si nascondono donne intrinsecamente diverse nel loro modo di pensare, nello stile di vita e nel modo relazionarsi agli altri.


La scrittura: dei modi diversi di codificare il mondo

La scrittura è il modo in cui una civiltà si relaziona al mondo, esprime il proprio universo.
Tutti quei segni che si incontrano nei dizionari cinesi, coreani o giapponesi o sulle scritte delle nostre magliette all'ultimo grido non sono tutti ideogrammi ed esprimono codificazioni di diversa natura.

Il cinese è basato su un insieme di ideogrammi che hanno conosciuto un'evoluzione nel corso degli anni fino a subire una vera e propria semplificazione al momento della rivoluzione culturale. E' forse utile ricordare che la sola lingua, che il milliardo e due di cinesi hanno in comune, è quella scritta, la pronuncia di uno stesso ideogramma varia da zona a zona del paese, rendendo cosi impossibile un dialogo tra un Cantonese e un Pechinese che si esprimono nel proprio dialetto.

La lingua Giapponese si costruisce su vari « alfabeti »: tra cui uno di origine antica che usa gli stessi caratteri di quelli cinesi cambiandone la pronuncia e talvolta anche il significato, e uno usato tra l'altro per la trascrizione fonetica di parole a consonanza anglofona comunemente usate in giapponese. 
Il Giapponese è dunque composto sia da ideogrammi che da segni di valore fonetico e non simbolico, delle realtà diverse che tal volta richiamano lontane radici cinesi e tal altra esprimono modernità e influenze occidentali.

Il Coreano è basato su una serie di segni molto diversi sia da quelli cinesi che da quelli giapponesi, molto più geometrici e meno simbolici. Non sono ideogrammi, cioè il carattere non esplicita un'idea, un'azione, sono caratteri simili alle nostre lettere o alle nostre parole.
Non si esprime un concetto in sé ma si costruisce un pensiero rendendo cosi possibile una più facile contestualizzazione.

Tre lingue e tre sistemi di leggere il mondo, di costruire il proprio universo completamente diversi, come si può allora supporre una certa omogeneità nei comportamenti, nel modo in cui ci si relaziona agli altri, alle cose, nel modo in cui si esprimono i propri valori, le proprie credenze? C'è chi pensa per idea, per concetto, per azione, c'è chi invece costruisce frasi per creare un significato.


...Allora ancora tutti uguali questi « Asiatici »... ?

L'obiettivo di questo articolo e di questi tre esempi è semplicemente quello di portarvi un momentino a riflettere prima di usare espressioni molto generali nonché abbastanza banali del tipo « Gli Asiatici si riconoscono perché viaggiano sempre in gruppo », « Giapponesi, Cinesi,....ad ogni modo sono tutti uguali », « Gli asiatici,...ad ogni modo hanno la loro cultura, le loro abitudini… sono diversi da noi ».......
...E cosa diremmo noi se ci apparentassero in termini di cultura, di comportamenti e di abitudini ai Norvegesi o ai Finlandesi giusto perché viviamo tutti sullo stesso continente....

Ci sono tanti altri esempi che dimostrano questa particolarità e la forte singolarità di ognuno dei popoli asiatici e che potremmo affrontare nei prossimi articoli.....

....E poi riferendoci al titolo di questo articolo non si può neanche dire che gli occhi a mandorla, i capelli neri e i bastoncini possano essere veri elementi di similitudine tra questi tre popoli, basti pensare ai cinesi della regione del Xinjiang con gli occhi azzurri e i capelli biondi e ricci, o alle forme dei bastoncini usati in questi tre paesi tutte diverse l'una dalle altre.


Isabelle Martinelli

11:50 Scritto da: piero_sampiero in Cultura | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

10/03/2011

Sacerdotesse ed escort

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A leggere l'articolo di Risè sulla prostituzione sorgono obiettive perplessità. L'illustre psicologo pare confondere il passato arcaico col presente post-moderno ed accomunare in un ' unica categoria fenomeni legati alla diversità di prospettive di società storiche differenti.
Il sacro oggi è espunto dalla cultura, dominata dal relativismo e dalla secolarizzazione.E quindi che senso ha paragonare le escort alle antiche vestali dei templi classici?
Nessuna.
C'è l'esigenza di ritenere assimilate in categorie normalizzate dall'evoluzione del costume le prostitute d'alto bordo?
Ebbene lo si dica chiaramente.
Non è indispensabile alla loro nobilitazione il richiamo alle sacerdotesse del sesso, per le quali la vendita del corpo non esisteva.
Lasciamo il mercantilismo al mercantilismo, fenomeno nato con la rivoluzione industriale.